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MarcoRedSkin

Dr. Punk's Creations

..."No Pasaran!"...
August 20

Tolto alla madre perchè comunista

Tolto alla madre perché comunista

CATANIA - "Mio padre ha preso spunto dalla mia tessera di giovane comunista per sostenere che mia madre non è in grado di badare a me, perché i comunisti sono persone che portano i figli su una brutta strada". Rompe il silenzio e difende la madre, il sedicenne che i giudici di Catania hanno affidato al padre con un provvedimento che nelle motivazioni cita l'iscrizione del minore al circolo Tienanmen dei Giovani comunisti.
Il giudice che ha firmato l'ordinanza smentisce tutto: "Nessun riferimento diretto o indiretto alla militanza politica del ragazzo".
Il ragazzo quindi è stato di fatto accusato di essere comunista rifondarolo, uno che frequenta "luoghi di ritrovo giovanili dove è diffuso l'uso di sostanze alcoliche e psicotrope", dove cioè c'è il sospetto che si bevano birre e si fumino spinelli. Nel giudizio degli assistenti sociali, le cose stanno pure peggio perché i comunisti sono "estremisti, il segretario del circolo è un maggiorenne che pare abbia provveduto a convincere all'iscrizione e all'attivismo altri ragazzi", tra cui l'amico del cuore del sedicenne, anche lui una testa matta che lo trascina nella vita "senza regole". Non è l'unica ragione, ovvio, per far pendere la bilancia della contesa sull'affido dalla parte paterna, ma la militanza comunista è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ora il ragazzo è stato tolto alla madre e assegnato al padre.

Stamattina ha tagliato i lunghi capelli e ha rivelato alcuni particolari della sua storia. "Dovrei stare con mio padre, ma dopo un'aggressione che ho subito, ho deciso di andare da mia madre", afferma, e del genitore dice: "Lui non fa altro che associare i comunisti, detto in tono dispregiativo, sempre con droga, spinelli, alcol, insomma una vita sbandata, sregolata, da non seguire, mentre invece io mi trovo bene con il mio gruppo. Le nostre idee da quando io sono cresciuto sono cambiate: io frequento un liceo e ho idee di sinistra invece lui detesta i comunisti".
Alla domanda se avesse fatto mai uso di droga, il sedicenne rivela: "A seguito di queste continue insinuazioni mia madre mi ha portato in un centro medico dove sono stato sottoposto al drug test. Ho fatto il test per dimostrare che non facevo uso di droghe. Con il risultato davanti, mio padre ha continuato a dire che io mi drogo e che il test era stato falsificato. Questo purtroppo è un punto fermo sul quale lui crede di potersi appoggiare per vincere a modo suo questa guerra".

Tra un uomo e una donna, dopo una travagliata separazione, la resa dei conti si scarica spesso sui figli. Cose che succedono, non dovrebbero. La ragione, si sa, non sta mai da una parte sola. Però a Catania, ora ci si è messa di mezzo la politica. Mai infatti i comunisti, rifondaroli o del Pdci, si erano sentiti citati in un tribunale come pericolosi, estremisti, prova provata e sintomo di devianza giovanile.
Elencati nel dossier del tribunale infatti ci sono la tessera, con il costo dell'adesione, il faccione di Che Guevara e la fede nella rivoluzione riassunta nella frase "No soy un libertador, los libertadores existen, son los pueblos quienes se liberan".

La notizia ha destato sgomento e preoccupazione tra gli esponenti della sinistra comunista. "Chiedo al presidente della Repubblica di intervenire immediatamente", dice Paolo Ferrero. Secondo il segretario nazionale del Prc, quella che si è verificata a Catania è una "gravissima violazione costituzionale". Secondo Ferrero, quanto fatto dai servizi sociali della città siciliana "è gravissimo e testimonia di pregiudizi incompatibili con l'espletamento di un pubblico servizio". E ancora: "Che la prima sezione civile del Tribunale di Catania motivi una sentenza con le stesse argomentazioni non è solo gravissimo, ma inaccettabile in uno stato di diritto".
"Ho deciso di inviare un telegramma di solidarietà e vicinanza alla madre del ragazzo", ha detto l'ex presidente della Camera Fausto Bertinotti. "I comunisti sono un'organizzazione estremista solo perché fuori dal Parlamento?", aggiunge il segretario del Pdci, Oliviero Diliberto. "Appartenere a un partito comunista - dice - è motivo così disdicevole per un ragazzo tanto da accusare la madre e non fargli avere l'affidamento del figlio?". Diliberto chiede al ministro delle Politiche giovanili Giorgia Meloni e a quello delle politiche sociali Maurizio Sacconi "se credano possa essere consentito a un servizio sociale dello Stato sindacare sulle idee politiche di un giovane e farne oggetto di valutazione".
"Nel provvedimento non c'è alcun riferimento diretto indiretto alla militanza politica del ragazzo o a luoghi di ritrovo riconducibili a movimenti politici", replica Massimo Esher, il giudice della prima sezione civile del Tribunale di Catania che ha firmato l'ordinanza di affidamento al padre del sedicenne. Il giudice aggiunge che "l'unico riferimento contenuto nel provvedimento riguarda la frequentazione del ragazzo relativa a luoghi di ritrovo giovanili dove è diffuso l'uso di sostanze alcoliche e psicotrope. Ma questi non sono riconducibili a partiti".
 
Come succede molte, troppe volte, in una separazione tra due genitori è sempre il figlio che ne paga più aspramente le spese, non credo però che questo ragazzo avrebbe mai immaginato che le sue opinioni politiche avrebbero fatto la differenza nella lotta per il suo affidamento.
Vittima non solo di una situazione molto difficile e di un padre (idiota) disposto a tutto pur di "vincere", ma vittima di un modo di pensare molto comune, che vede la via della militanza politica a sinistra come qualcosa di cui vergognarsi, come una cosa da "zecche", da drogati, alcolizzati e casinisti dediti allo spaccio e al totale fancazzismo. Un modo di pensare infantile, stupido, oltre che privo di una qualsiasi verità di fondo. Sono di estrema sinistra, non fumo, non mi drogo, mai ubriacato, mai collassato per uso di stupefacenti, le volte che ho fatto dei tiri di canna si conbtano sulle dita di due mani, eppure ancora trovo COGLIONI che mi danno del drogato per le idee che ho.
Ora che la sinsitra (non solo quella comunista) è extraparlamentare, il prosismo passo sarà la messa al bando dei partiti che ne fanno parte?

Enea-

July 30

300 buone ragioni per riflettere...

Chi di voi, al cinema o a casa, non ha visto il film "300"?

Un film che certo ha catturato tutti per le sue splendide scene di battaglia e per la crudezza delle immagini con cui si rivolge allo spettatore.

Alla sua uscita, si sono moltiplicate le polemiche che accusavano questo film di eccessiva violenza, di razzismo o di proporre una visione storica falsa dei fatti trattati.

Eppure 300 non è solo un film pieno di incongruenze e falsi storici, è molto di più...

 

I neofascisti nostrani ne hanno subito fatto subito un loro simbolo e i conservatori americani gongolavano quando è uscito nelle sale.

E' qualcosa di più di un film parafascista, qualcosa di molto peggio, qualcosa montato ad arte per fungere quasi da manifesto del neo-conservatorismo all'americana.

 

Quello che segue è il testo di una conferenza sul film che la fondazione Wu Ming ha tenuto nel 2007 a Torino.

Qui sotto vi è solo un pezzo dell'intervento, troppo lungo per pubblicarlo interamente.

 

Prima di lasciare un commento, vi invito a leggerlo o ascoltarvelo tutto, i link da seguire sono i seguenti:

 

http://www.wumingfoundation.com/suoni/Wu_Ming_1_Lezione_su_300_02052007.htm

 

http://www.wumingfoundation.com/italiano/outtakes/allegoria_e_guerra_in_300.htm


Voglio parlare di 300 in entrambe le sue forme, il fumetto di Frank Miller e il film di Zack Snyder (di cui Miller risulta consulente ed executive producer).

Un grande studioso di miti, l'americano Joseph Campbell (1904-1987), ha paragonato il cinema a un tempio e l'attore-personaggio a una divinità...
Eppure, quando ho visto 300, la sala non pareva affatto un tempio e la divinità era sì chiamata in causa, ma con espressioni scurrili. Il pubblico scherzava e sghignazzava, interagendo con la pellicola in maniera “creativa”. In una scena del film l'attore brasiliano Rodrigo Santoro - che veste i panni di Serse - si abbandona a un muto scoppio d'ira. Egli grida, ma noi non sentiamo le parole. Si è incaricato di supplire a tale mancanza un ragazzo seduto alle mie spalle, "doppiando" Serse con una bestemmia, dove si accostava il Padreterno al sus domesticus.

Ho raccolto diverse testimonianze di comportamenti del genere da parte degli spettatori.

Alla Berlinale 2007, la prima del film è stata accolta con fischi, boati e risate.
D'altro canto, si ha anche notizia di platee di militanti neo-fascisti impegnati a salutare ogni scena di vittoria col saluto romano. In una sala «nel momento in cui la moglie di Leonida ha infilzato Terone c'è stato un "Olè" da goal di Totti nel Derby». E si ha anche notizia di platee silenti.
L'accoglienza in Europa è stata, insomma, molteplice nelle forme e nei contenuti, ma con una lieve preponderanza della fruizione ironico-beffarda. Ed è forse questa la reazione più salutare, di fronte a un film statunitense che ti salta addosso, impone il punto di vista americano, ti aggredisce e sbatte sul tuo grugno da vecchio mondo la Weltanschauung statunitense, passando a mo' di rullo compressore su ogni discrepanza, contraddizione e manifestazione di complessità.

Di questo film ho disprezzato l'ideologia, il razzismo, la mortifera coerenza dell' impianto allegorico, eppure mentre guardavo scoprivo in me sentimenti di immedesimazione e addirittura di commozione.

Il film si rivolge agli ormoni, è probabile che nessun maschio, per quanto critico del proprio genere, del proprio ruolo e dei propri comportamenti, possa restare indifferente di fronte a una simile apologia della Maennerbund, del cameratismo maschile di guerra.
Tutto questo mi ha inquietato: 300 è un film che porta lo spettatore vigile e critico alla schizofrenia, costringendolo ad accomodare lo sguardo, per conciliare distanza dal contenuto e intimità con l'espressione.

300 non è un film che chiede di essere scomposto. È un film che si presenta come esperienza unitaria, da prendere in blocco o lasciare in blocco. È una falange spartana, muraglia di opliti che urta e travolge. Tuttavia, noi abbiamo il dovere di scomporre, scompaginare, fare ciò che il film non chiede di fare e che - con ogni probabilità - chi l'ha girato non vorrebbe fosse fatto... (CONTINUA)

 

300_teeth

July 25

Salvate prima i mafiosi e i politicanti!!!

Ora qualcuno mi deve seriamente spiegare per quale assurdo motivo un provvedimento che prevede l'immunità per le quattro più alte cariche dello stato dovrebbe essere "utile al cittadino"(Schifani) e "doveroso per una democrazia"(Berlusconi)...
 
Una legge che non solo allontanerà ancora di più la gente dalla casta politica del nostro paese, ma che è stata creata ad hoc per immunizzare il presidente del consiglio dai suoi guai giudiziari.
L'altro giorno ho sentito una persona dire: "gli italiani possono pure votare per Berlusconi e vivere in un paese dove almeno 5 delle 6 maggiori reti televisive nazionali sono sotto il suo controllo, ma non si faranno fregare... Gli italiani hanno un anticorpo contro le fregature e chi cerca di rincoglionirli."
 
IO NON CI CREDO
 
Io questo "anticorpo" non lo vedo proprio. Qualcuno ce l'avrà, ma quello che importa a noi è che fino a quando la MAGGIORANZA ne sarà priva, gli italiani rimarranno degli emeriti inetti, pronti a dar credito al primo "uomo della provvidenza" che gli capita davanti.
E' successo con Mussolini, a cui hanno voltato le spalle solo dopo che ha fatto venire gli americani a bombardarci, è successo con Berlusconi, e continuerà con lui... Perchè bisogna essere maledettamente stupidi per non capire che rappresenta un pericolo per la nostra democrazia, mi dispiace dirlo, ma sta riuscendo nel tentativo di rincoglionirci tutti e di far cambiare, non solo a livello politico, ma culturale, l'Italia e i suoi abitanti.
Ci è riuscito con la maggioranza, non deve riuscirci con noi.
 
Ecco una piccola perla d'astuzia del premier di cui nè TV nè giornali danno notizia:
Silvio Berlusconi ha detto ieri che rinuncerà al salvapremier e molti dell'opposizione l'hanno presa come una buona notizia, sfidandolo anzi ad essere coerente e a rinunciare sul serio. Ma il salvapremier non c'è più, cancellato dal decreto sicurezza dopo che Berlusconi aveva incassato il lodo Alfano. E proprio il lodo mette al riparo il premier definitivamente dal processo Mills. Che infatti tra 5 anni dovrebbe ricominciare da zero con un nuovo collegio giudicante. A quel punto la prescrizione, pure interrotta nei 5 anndi di palazzo Chigi, lo cancellerebbe. E al lodo Berlusconi non rinuncerà affatto.
July 15

Sempre meno giustizia

Sette anni dopo i fatti di Genova, il verdetto del tribunale: chiesti 80 anni, condannati 24
Tra indulto e prescrizione, nessuno in prigione. I ministeri dovranno risarcire i danni
G8, a Bolzaneto non fu tortura
Solo 15 condannati, trenta assolti
La Procura: "Qualcosa di grave nella caserma è successo. Mai più fatti del genere"

ROMA - A sette anni dalle violenze nel "carcere provvisorio" di Bolzaneto, i giudici di Genova pronunciano la sentenza contro i 44 ufficiali, guardie carcerarie e medici imputati di aver sottoposto a sevizie più di duecento manifestanti anti G8. Dopo dieci ore di camera di consiglio, il verdetto cancella l'ipotesi di crudeltà e tortura sostenuta dalla Procura. Assolve trenta imputati, ne condanna solo 15. Contro una richiesta di poco meno di 80 anni di reclusione, i giudici ne hanno inflitto solo 24 e, grazie alla prescrizione e all'indulto, nessuno dei condannati finirà in galera.

LE RICHIESTE DEI PM E LA SENTENZA

Alessandro Perugini, l'ex numero 2 della Digos genovese, imputato in un altro procedimento perchè sorpreso dall'obiettivo di un fotografo mentre tirava un calcio in faccio ad un adolescente, la Procura aveva chiesto tre anni e mezzo. E' stato condannato a 2 anni e 4 mesi. Un altro vice-questore genovese, Anna Poggi, è stato condannato a 2 anni e 4 mesi contro i 3 anni e mezzo richiesti dal pm. Giacomo Toccafondi, il medico coordinatore del servizio sanitario a Bolzaneto, ha subito una condanna ad un anno e 2 mesi contro i 3 anni e mezzo richiesti dall'accusa. La sentenza più pesante è stata inflitta a Antonio Gugliotta, l'ispettore di polizia penitenziaria responsabile della sicurezza nella caserma: cinque anni, come richiesto dall'accusa, per aver picchiato con il manganello i giovani no global. Accolta la richiesta della Procura anche per Massimo Pigozzi l'agente accusato di aver lacerato la mano ad uno degli arrestati: 3 anni e 2 mesi contro i 3 anni e 11 mesi richiesti dai pm.

Risarcimenti per quindici milioni. Tra gli assolti, l'attuale generale della polizia penitenziaria, Oronzo Doria, all'epoca dei fatti colonnello, che la Procura voleva condannato a 3 anni e mezzo. Condannato il ministero degli Interni e quello della Giustizia a pagare i danni materiali e morali subito dalle parti civili. In media, settantamila euro per ognuno delle 209 vittime accertate. In totale circa quindici milioni di euro.
La Procura: "Qualcosa di grave è successo". Laconico e imbarazzato il commento della Procura alla sentenza shock: "E' stato riconosciuto che qualcosa di grave nella caserma di Bolzaneto è successo", ha detto il pm Vittorio Ranieri Miniati che, insieme a Patrizia Petruzziello, ha sostenuto l'accusa. "Il tribunale - ha proseguito il magistrato - ha ritenuto di assolvere diversi imputati. Leggeremo la sentenza e valuteremo se fare appello. E' stata comunque riconosciuta l'accusa di abuso d'autorità".

"Mai più fatti del genere". Dura era stata la
requisitoria della Procura: un elenco infinito e raccapricciante di "sofferenze fisiche e morali" inflitte senza "nessuna giustificazione": "Le persone erano arrestate; la guerriglia urbana era finita da tempo. Nessuno di loro - aveva spiegato la Procura ai giudici - si era ribellato o aveva fatto resistenza. Erano inermi". Eppure mancò "rispetto, e il riconoscimento dei diritti". Picchiati; umiliati; messi a carponi e fatti abbaiare come cani; offesi; costretti a stare ore su una gamba soa; rapati o insultati. "Speriamo - aveva concluso la requisitoria il pubblico ministero - che nel nostro Paese non si ripetano mai più fatti del genere".


Torture, sevizie, maltrattamenti, pestaggi, insulti, umiliazioni, molestie. Per questo e per molto altro, nessuno pagherà, poliziotti, carabinieri, forse dell'ordine tutti promossi di grado, come se l'abuso d'ufficio o il gonfiare di botte un 15enne fosse un'atto meritevole di promozione, i pochi condannati non entreranno neanche in carcere e potranno tornare a fare il lavoro che facevano prima: i tutori dell'ordine, grazie alle leggi di questo paese di merda e alla sua giustizia malata.
Vergogna!
July 06

Estate: Letture consigliate

Il tempo delle vancanze si avvicina sempre di più, anzi, ci siamo già dentro... Ecco tre libri che il Dr. Punk vi consiglia per arricchire e rendere più piacevole la vostra estate.

Buone vacanze e buona lettura!
 
Titolo: Il vento contro
Autore: Stefano Tassinari
Prezzo: 13.00€
Editore: Tropea (collana I narratori)
 

Nell'autunno 1943, in un campo partigiano dell'Alta Loira, quattro militanti trotskisti vengono trattati come prigionieri da partigiani di stretta osservanza stalinista. Tra loro c'è anche Pietro Tresso, detto Blasco, amico di Antonio Gramsci e uno dei fondatori del Partito Comunista d'Italia. Inizia qui la vicenda narrata da Stefano Tassinari, attraverso l'uso di fonti storiche e documentali. Senza mai rinunciare alla dimensione letteraria, l'autore ricostruisce gli ultimi sette giorni di vita di Blasco e dei suoi tre compagni, sulla cui sorte si compirà, nel corso dei decenni successivi, una delle peggiori e colpevoli opere di rimozione mai pianificate dalla componente stalinista del comunismo.

Tra un capitolo e l'altro di quelli dedicati alla vicenda principale, Tassinari ne inserisce altri, ambientati tredici anni prima, e incentrati sul lungo e clandestino rapporto di Tresso con la sua compagna di vita Barbara. Attorno alle loro esistenze ecco comparire personaggi reali frequentati dalla coppia: il surrealista e rivoluzionario Pierre Naville, lo scrittore Ignazio Silone, Leone Trotsky e tanti altri.

Tra verità e finzione romanzesca, tra sentimento e impegno civile, "Il vento contro" è il racconto di una pagina dimenticata della storia recente. Da non perdere.


 

Titolo: La sottile linea nera. Neofascismo e servizi segreti da Piazza Fontana a Piazza della Loggia
Autore: Mimmo Franzinelli
Prezzo: 20.00€
Editore: Rizzoli (collana Saggi Italiani)
 

Milano, 12 dicembre 1969: nella sede della Banca Nazionale dell'Agricoltura esplode una bomba che uccide 17 persone e ne ferisce 88. Brescia, 28 maggio 1974: durante una manifestazione antifascista in Piazza della Loggia lo scoppio di una bomba uccide otto persone e ne ferisce un centinaio.

La strage è un tassello fondamentale della strategia della tensione, perché ebbe un preciso obiettivo politico (la città lombarda che, con Milano e Torino, era il laboratorio dell'unità sindacale) e perché fu uno degli episodi della svolta che avrebbe precipitato l'Italia negli anni bui del terrorismo. Franzinelli parte dalle inquietudini alla vigilia del Sessantotto per raccontare con un taglio originale - e documenti inediti o poco noti - l'eversione nera dell'Italia dei primi anni Settanta, i suoi protagonisti, i suoi drammi e i suoi scontri, di cui sono parte integrante i depistaggi e il duro lavoro investigativo che hanno segnato la vicenda giudiziaria fino a oggi.


 
Titolo: La questua. Quanto costa la Chiesa agli italiani
Autore: Curzio Maltese
Prezzo: 14.00€
Editore: Feltrinelli (collana Serie bianca)
 

Un miliardo di euro dai versamenti dell'otto per mille. 650 milioni per gli stipendi degli insegnanti di religione. 700 milioni per le convenzioni su scuola e sanità. 250 milioni per il finanziamento dei Grandi Eventi. Una cifra enorme passa ogni anno dal bilancio dello Stato italiano e degli enti locali alle casse della Chiesa cattolica. A cui bisognerebbe aggiungere almeno il cumulo di vantaggi fiscali concessi al Vaticano e oggi al centro di un'inchiesta dell'Unione europea: il mancato incasso dell'lci, l'esenzione da Irap, Ires e altre imposte, l'elusione consentita per le attività turistiche e commerciali. Per un totale di circa 4 miliardi di euro, più o meno mezza finanziaria, l'equivalente di un Ponte sullo Stretto o di un Mose all'anno. Una somma (è la stessa Conferenza episcopale italiana a dichiararlo) che solo per un quinto viene destinata a interventi di carità e di assistenza sociale. Libro consigliatissimo.

 

June 18

Il ritorno del Caimano...

Il ritorno delle leggi ad personam...
 
...Evidentemente la maggioranza degli italiani ne sentiva la mancanza...
 
Tutti: Confindustria, vaticano, capi di stato esteri plaudivano al "nuovo clima" politico che si respira in Italia, un clima di dialogo, costruttivo, un clima di rinnovata stabilità e di ritrovata sicurezza.
Mi è parso che persino l'opposizione parlamentare si sia cautamente, pacatamente, rallegrata di questo "nuovo Berlusconi", così tranquillo, così attento al dialogo.
Non ci servivano le parole (sacrosante) di Di Pietro a ricordarci che il lupo perde il pelo ma non il vizio, e che, (restando in ambito animale) Berlusconi che tende la mano all'opposizione è come "il lupo che tende la mano all'agnello".
Berlusconi, se fa qualcosa, non la fa MAI per caso, ma perchè in qualche modo vuole averci un tornaconto: questa è una costante imprescindibile che qualsiasi buon democratico dovrebbe stamparsi in mente, è una legge imprescindibile del mondo, come il principio di gravitazione universale.
Se non fa una legge per salvare se stesso, ne fa una per salvare i suoi interessi.
E' partito con la norma salva RETE4 (una rete di merda che in tutti i miei 20 anni di vita non ho mai guardato neanche per sbaglio), e adesso continua con i vari emendamenti inclusi nella manovra finanziaria che congelano alcuni processi, tra i quali (ma che sospresa!) è incluso anche quello sulle mazzette pagate a David Mills, nel quale berlusconi è l'imputato principale per corruzione giudiziaria.
Ed ecco che l'uomo che tutti ritenevano cambiarto ritorna il solito di sempre, quello "pulito", la vittima di ogni complotto politico, la vittima dei "comunisti&quo